Dott. Lorenzo Carbone

“Lavo i denti tutti i giorni, uso anche il filo interdentale: perché continuo ad avere il tartaro?”

È una domanda molto frequente. La risposta è che placca batterica e tartaro non sono la stessa cosa.

La placca è una pellicola batterica che si forma continuamente sulla superficie dei denti. Se non viene rimossa efficacemente, può mineralizzarsi e trasformarsi in tartaro.

🔹 Che cos’è il tartaro?

Il tartaro è placca batterica mineralizzata.

Una volta formato, diventa un deposito duro e aderente alla superficie dentale che non può essere eliminato con il normale spazzolino.

Per rimuoverlo è necessario ricorrere a una detartrasi professionale.

🔹 Perché si forma anche con una buona igiene?

Esistono diverse ragioni.

Zone difficili da raggiungere

Le superfici interne dei denti inferiori, gli spazi interdentali e alcune zone posteriori possono essere più difficili da pulire.

Composizione della saliva

La saliva contiene minerali che possono favorire la mineralizzazione della placca. Alcune persone tendono quindi a sviluppare depositi più rapidamente di altre.

Tecnica di spazzolamento

Non conta soltanto quanto spesso si lavano i denti, ma anche come lo si fa.

Uno spazzolamento troppo rapido o non accurato può lasciare residui di placca in zone specifiche.

🔹 Il tartaro fa male?

Il tartaro di per sé non sempre provoca dolore.

Il problema è che la sua superficie favorisce l’accumulo di ulteriore placca batterica e può contribuire all’infiammazione delle gengive.

Possono comparire:

  • sanguinamento;
  • arrossamento;
  • gonfiore;
  • alito cattivo.

Se l’infiammazione progredisce e coinvolge i tessuti di sostegno del dente, può svilupparsi una malattia parodontale.

🔹 Si può rimuovere a casa?

No.

È importante evitare di utilizzare strumenti metallici o oggetti appuntiti per tentare di rimuoverlo autonomamente: si possono danneggiare gengive e superfici dentali.

La rimozione deve essere effettuata con strumenti professionali.

🔹 Come prevenirlo?

La prevenzione si basa su:

  • spazzolamento due volte al giorno;
  • dentifricio al fluoro;
  • pulizia degli spazi interdentali;
  • controlli periodici;
  • sedute di igiene professionale quando indicate.

La frequenza dell’igiene professionale non è uguale per tutti: deve essere stabilita in base al rischio individuale.

🔹 Conclusioni

La presenza di tartaro non significa necessariamente che una persona abbia una cattiva igiene orale. La sua formazione dipende da numerosi fattori, tra cui anatomia, saliva, tecnica di igiene e predisposizione individuale.

La cosa importante è impedire che l’accumulo di placca e tartaro favorisca l’infiammazione delle gengive.

📚 Riferimenti bibliografici

  • Lindhe J, Lang NP. Clinical Periodontology and Implant Dentistry.
  • Chapple ILC et al. Periodontal health and gingival diseases. Journal of Clinical Periodontology.
  • Sanz M et al. Treatment of stage I–III periodontitis. Journal of Clinical Periodontology.
  • European Federation of Periodontology. Guidelines for periodontal care.

Dott. Lorenzo Carbone